BODYSCAPING: CORPI DI GUERRA
una performance-experience ispirata a “Otello” di W. Shakespeare
regia di Fulvio Cauteruccio e Massimo Bevilacqua
con Teresa Fallai
e con Massimo Bevilacqua e Vanessa Mattei Scarpaccini
scenari VR Alessio Bianciardi
Consulenza drammaturgia digitale e tecnica Margherita Landi
sound design Michele Bischof, Piero Bindi, Davide Fedele e Federico Ponti
Video exhibition di Jacopo Bucciantini, Enrico Dorigatti e Luca Granato
Il corpo come campo di battaglia. La voce del femminile come resistenza.
Nel cuore del conflitto non ci sono solo armi, confini, potere.
Ci sono corpi. Corpi attraversati, violati, dimenticati.
Bodyscaping: Corpi di Guerra è una performance immersiva che intreccia teatro, realtà virtuale e sound design per raccontare la violenza invisibile e quotidiana subita dal femminile nei luoghi della guerra, reali o interiori.
La materia drammatica
L’opera nasce come variazione contemporanea dell’Otello di Shakespeare, ma il centro si sposta: non più la gelosia, ma la trasformazione dell’amore in dominio, della fiducia in possesso, della parola in ferita.
Desdemona diventa ogni donna imprigionata dal sospetto, dalla paura, dal controllo.
Il femminile è corpo sacrificale e oracolo, voce profetica e residuo.
L’uomo – Otello, Iago, il conflitto stesso – è la struttura che implode, incapace di contenere la propria violenza.
Un paesaggio di corpi e macerie
Lo spazio performativo si compone come un paesaggio virtuale di rovine, attraversato da presenze evanescenti.
Sulle macerie proiettate – digitali, stratificate, vive – affiorano corpi di donne che sopravvivono o resistono nei luoghi della distruzione:
non vittime, ma testimoni; non icone, ma frammenti di memoria collettiva.
Le immagini sono corpi in rovina, gesti simbolici, volti sfocati, mani che si ripetono, corpi che si piegano ma non si spezzano.
Ogni apparizione è una domanda: quanta guerra c’è ancora nel modo in cui guardiamo una donna?
Dispositivo performativo
Un’attrice attraversa più voci e identità, dal mito alla cronaca.
I performer generano un paesaggio di respiri, tensione, urto.
La realtà virtuale costruisce uno scenario in trasformazione continua: macerie e corpi che reagiscono alla presenza, immagini che si dissolvono nel suono.
Il sound design, realizzato in collaborazione con i musicisti della sezione di Musica Elettronica e Nuove Tecnologie del Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze, si intreccia alla drammaturgia come una voce invisibile, fatta di frequenze, lamenti e battiti.
Visione
Bodyscaping: Corpi di Guerra non rappresenta la violenza.
La attraversa, la osserva da dentro, la lascia parlare attraverso il corpo.
Ma nelle crepe, nei gesti sospesi, nei suoni che tornano alla calma, emerge una possibilità: la memoria come atto di resistenza, la cura come forma di pace.
progetto di Compagnia Teatrale Krypton
in collaborazione con la sezione di Musica Elettronica e Nuove Tecnologie del Conservatorio “Luigi Cherubini” di Firenze
La mostra parallela
La performance è affiancata da una video exhibition realizzata da tre giovani artisti Jacopo Bucciantini, Enrico Dorigatti e Luca Granato.
Le loro opere esplorano i temi della guerra, della manipolazione e della resistenza del corpo; frammenti di una stessa memoria condivisa.
Jacopo Bucciantini — I SUSSURRI DI SICHEO
Soggetto, sceneggiatura e fotografia a cura di Jacopo Bucciantini
Aiuto regia e segreteria di edizione Maria Chiara Aguti
Montaggio e colorazione a cura di Jacopo Bucciantini e Maria Chiara Aguti
Musiche di Matilde Giorgis e Matteo Zetti
Fonico di presa diretta Edoardo Bellini
Trucco e parrucco Renata Pappano
Diretto da Jacopo Bucciantini
Nel suo nuovo lavoro, Jacopo Bucciantini rilegge la tragedia di Didone per restituirla a una dimensione intima e contemporanea, dove il mito diventa specchio delle dinamiche psicologiche e culturali che ancora definiscono l’identità femminile. Attraverso una costruzione visiva essenziale, il regista trasforma la leggenda virgiliana in una meditazione sulla colpa, il desiderio e la sopravvivenza emotiva.
L’opera si apre su una donna che osserva un uomo allontanarsi in automobile: un gesto minimo, eppure carico di assenza. Il riferimento all’Eneide è immediato, ma Bucciantini lo depura da ogni retorica epica per portarlo nel linguaggio della solitudine domestica e della percezione interiore. Il mito di Didone diventa così una condizione psichica: il conflitto fra fedeltà e libertà, fra lutto e rinascita, si consuma in una stanza, davanti a un’urna, a un telefono, a uno specchio.
L’artista costruisce un percorso in quattro movimenti, dove ogni ambiente – la finestra, il salotto, il bagno, il ritorno all’urna – rappresenta una tappa di trasformazione simbolica. L’elemento dell’acqua purifica e illude; quello del fuoco emancipa e distrugge. Nella progressione visiva e sonora dell’opera, la donna attraversa un labirinto emotivo che si conclude in una sospensione: la lametta che stringe nella mano non è soltanto strumento di morte, ma anche di scelta, di potere, di autodeterminazione.
In questo lavoro, Bucciantini indaga la permanenza del mito nella memoria contemporanea, non come citazione colta ma come codice genetico dell’immaginario. Il gesto di Didone sopravvive nel corpo di una donna d’oggi, intrappolata tra la fedeltà ai morti e il senso di colpa per il desiderio di vivere ancora.
Il linguaggio visivo, rigoroso e misurato, si muove sul confine tra cinema e videoarte, dove la narrazione non serve a raccontare ma a evocare. Ne emerge un’opera di intensa densità emotiva, che rifiuta la spettacolarità per restare in ascolto del silenzio, delle voci interne, del respiro del mito che continua a pulsare sotto la superficie del presente.
Jacopo Bucciantini (Arezzo, 1993) è regista, videoartista e curatore. Dopo la laurea in Filosofia all’Università di Firenze e la specializzazione in Neuroestetica a Pisa, sviluppa una ricerca che intreccia arti visive, musica e cinema. Ha curato e realizzato progetti di videoarte e documentari tra cui Narrazioni Misteriche (Palazzo della Cultura Pasquino Crupi, Reggio Calabria), Terra (Accademia dei Georgofili, Firenze), Mitologia in Atto (residenza Dune 2024, Le Clarisse, Grosseto) e il cortometraggio Il noviziato, premiato al Florence International Film Festival 2024.
È regista del film Passi (Presidenza del Consiglio dei Ministri, 2022) e direttore della fotografia del documentario Come un grillo nell’uragano su Carlo Monni (Fair Play, 2025). Ha collaborato come aiuto-regista alla sfilata per il 50° anniversario di Stefano Ricci a Luxor con Andrea Bocelli e dirige le produzioni video delle collezioni Explorer della maison.
Ha diretto il Castiglioni Film Festival (2019–2020), è co-direttore artistico del Prato Film Festival e già vice-direttore del Safiter in Puglia. Dal 2016 al 2023 ha diretto la rivista d’arte bilingue L’Ulcera del Signor Wilson.
Luca Granato – Until you learn my name
Video 4k, colore, suono, 1’ 50’’
suono Piero Bindi e Andrea Lenzi
Until You Learn My Name è un atto di resistenza poetica che riflette sull’identità e sui processi di cancellazione che attraversano la storia contemporanea. Un piccolo gommone semisgonfio, lasciato alla deriva, diventa corpo simbolico di un’esistenza sospesa: un segno che tenta di affermare la propria presenza mentre l’ordine che lo contiene tende a riassorbirlo.
L’opera indaga la soglia tra visibilità e sparizione, tra riconoscimento e dominio. Il mare si trasforma in dispositivo di controllo e di oblio, un archivio liquido che insieme conserva e cancella. Nel fragile galleggiamento dell’imbarcazione si manifesta la tensione universale tra la persistenza del sé e la forza che lo dissolve — immagine di un’identità che resiste proprio nel momento in cui accetta di mutare.
Luca Granato (Cosenza, 1999) è un artista visivo attivo nel Sud Italia. Dopo aver conseguito il diploma in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, ha proseguito la sua formazione accademica iscrivendosi al corso di Dottorato in Performing Arts and Cultural Heritage.
Nel 2022 fonda Osservatoriomaree, un progetto indipendente di ricerca artistica con base in Calabria, volto a coinvolgere artisti internazionali in percorsi condivisi sul territorio.
È risultato vincitore del concorso internazionale Searth – The European Video-Art Contest in the Adriatic Lagoon (2023) e ha ricevuto una menzione speciale della giuria in occasione del Combat Prize. Tra le altre selezioni e riconoscimenti recenti figurano la vittoria delle open call di Booming Art Fair e Arcipelaghi con il progetto Lenti nel sogno, la selezione tra i finalisti della quarta edizione dell’Exibart Prize e la vittoria nel 2024 del premio 20 Seconds of Art a Vienna. È inoltre tra gli artisti selezionati dal programma Italea Calabria, promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
La sua pratica artistica affonda le radici nel writing e nella militanza popolare, con un’attenzione particolare al concetto di terzo paesaggio. La sua ricerca si configura come un’indagine a lungo termine sullo spopolamento del Mezzogiorno e sulle dinamiche complesse che legano le comunità ai territori che abitano. Esplorando dimensioni etnografiche, storiche, intime ed ecologiche, i suoi progetti mirano a costruire connessioni tra memoria individuale e collettiva, interrogando il modo in cui tali memorie modellano le relazioni umane e il nostro rapporto con il paesaggio.
Enrico Dorigatti – Erosione
generative audiovisual (excerpt),2025
suono Michele Bischof, Lorenzo Squilloni, Lorenzo Deri
Erosione è un’esplorazione contemplativa, astratta, e basata su dati, dell’impatto devastante dei conflitti globali sia sugli individui che sulla collettività. Superando le narrazioni dei media mainstream, che spettacolarizzano e spesso glorificano la guerra, Erosione, come un grido nel buio, mira a riportare l’attenzione sulla dissoluzione di corpi, anime, memorie e luoghi causata dai conflitti.
Le immagini generative simboleggiano la distruzione della stabilità e della certezza, la frammentazione dell’esistenza, e la dissoluzione della materia fisica. Questo decadimento continuo e ininterrotto rappresenta l’azione corrosiva della guerra, un’erosione che lacera l’essenza stessa dell’umanità.
Astratto, non-rappresentativo, e basato su dati legati alla guerra, Erosione evita sistematicamente la raffigurazione letterale della violenza. Al contrario, favorisce una riflessione sul suo costo più profondo e invisibile. Il pubblico è invitato a un’esperienza che è meno una cronaca del conflitto e più una meditazione sulla fragilità della condizione umana di fronte alla brutalità. L’opera è realizzata come un sistema audiovisivo coeso, con suoni e immagini che si intrecciano per dare forma a una riflessione dinamica, immersiva, multisensoriale e in continua evoluzione sulla guerra, che rispecchia la natura perpetua dei conflitti.
Enrico Dorigatti è un sound artist e creative technologist che lavora attraverso diversi formati. La sua ricerca si concentra in particolare sull’interazione tra suono e immagine, sui sistemi generativi e sulla condivisione dell’agency tra esseri umani e macchine nel processo di creazione artistica.
Attualmente è ricercatore e dottorando in interactive sound art and creative technologies presso la University of Portsmouth (Regno Unito), School of Creative Technologies, sostenuto da una borsa di studio assegnata dalla Faculty of Creative and Cultural Industries. In Italia insegna informatica applicata presso l’Istituto tecnico “M. Buonarroti” di Trento.
Laureato al conservatorio (BA e MA in Musica Elettronica), la sua produzione artistica e scientifica abbraccia diversi ambiti e linguaggi, ed è stata presentata in contesti di rilievo accademico e artistico come la Sound and Music Computing Conference, il New York City Electroacoustic Music Festival e il New Interfaces for Musical Expression, tra molti altri.
DOVE E QUANDO
info e prenotazioni
09 NOVEMBRE 2025 dalle ore 21.00 alle 22.30
Teatro Affratellamento
Via Giampaolo Orsini, 73 – Firenze




